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	<title>Comments on: Mutui Subprime: Retata dell&#8217;FBI a Wall Street!</title>
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	<description>Blog di finanza e analisi tecnica</description>
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		<title>By: JW</title>
		<link>http://www.mrfinanza.com/2008/06/19/mutui-subprime-retata-dellfbi-a-wall-street/comment-page-1/#comment-1671</link>
		<dc:creator>JW</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 21:23:11 +0000</pubDate>
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		<description>Genesi della crisi dei mutui subprime negli USA e possibile evoluzione

Sono d’accordo sul fatto che i bassi tassi di interesse, le aspettative euforiche sui prezzi immobiliari e l’innovazione finanziaria mal regolata abbiano contribuito alla crisi del mercato dei mutui subprime, ma non capisco come sia possibile che le funzioni di risk management di tutti gli istituti finanziari americani coinvolti nella crisi, le agenzie di rating, e gli organi di vigilanza USA non si siano accorti di nulla. Le cartolarizzazioni dei mutui subprime ed il loro successivo placement sul mercato come derivati (CDS, ABS, MBS) hanno ricevuto comunque rating ai massimi livelli AAA (investment grade) dalle agenzie di rating, il che fa pensare a conflitti d’interesse. Che dire poi delle policy e procedure di tutte le banche emittenti coinvolte, da sempre esperte nel controllo preventivo e proattivo della rischiosità dei portafogli di credito ipotecario (mortgage loans) tramite indicatori di early warning come le vintage analysis, l’aging di portafoglio, il credit scoring, le centrali rischi, i roll rates, i classified accouts ed altri modelli. Impossibile pensare che tutte insieme abbiano perso la bussola e convinto anche le agenzie di rating della bontà dei loro portafogli di mutui trasformati poi in derivati e collocati nei portafogli dei fondi d’investimento di tutto il mondo come titoli a basso rischio. I deterioramenti dei portafogli di credito anche di profili subprime non si manifestano da un giorno all’altro. Tutto mi risulta molto strano e difficile da credere, specie per operatori del credito e della finanza esperti e “navigati” come quelli americani.

E dopo la crisi dei mutui subprime che cosa dovremo aspettarci magari un ricaduta negativa anche sul mercato delle carte di credito, dei prestiti personali ed altre forme di &quot;lending&quot;. Negli U.S.A. ed nel mercato U.K. il rapporto rata/reddito medio e quindi l’esposizione a rischio di insolvenza (default) delle persone che hanno acceso un mutuo o altre forme tecniche di credito/affidamenti è del 100%-130% contro il 40%-50% dell’Italia. Certamente un cliente ad alto rischio di insolvenza e di fallimento (individuale - previsto negli U.S.A.) che non può rimborsare un mutuo, che può perde la casa dove abita o che perde il posto di lavoro negli USA o altrove avrà prima o poi difficoltà a rimborsare qualsiasi forma di esposizione creditizia. Inoltre il calo generale dei consumi e dello spending potrà incidere ulteriormente sui portafogli del comparto banking ed in particolare del retail banking e consumer finance/credito al consumo non solo negli U.S.A.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Genesi della crisi dei mutui subprime negli USA e possibile evoluzione</p>
<p>Sono d’accordo sul fatto che i bassi tassi di interesse, le aspettative euforiche sui prezzi immobiliari e l’innovazione finanziaria mal regolata abbiano contribuito alla crisi del mercato dei mutui subprime, ma non capisco come sia possibile che le funzioni di risk management di tutti gli istituti finanziari americani coinvolti nella crisi, le agenzie di rating, e gli organi di vigilanza USA non si siano accorti di nulla. Le cartolarizzazioni dei mutui subprime ed il loro successivo placement sul mercato come derivati (CDS, ABS, MBS) hanno ricevuto comunque rating ai massimi livelli AAA (investment grade) dalle agenzie di rating, il che fa pensare a conflitti d’interesse. Che dire poi delle policy e procedure di tutte le banche emittenti coinvolte, da sempre esperte nel controllo preventivo e proattivo della rischiosità dei portafogli di credito ipotecario (mortgage loans) tramite indicatori di early warning come le vintage analysis, l’aging di portafoglio, il credit scoring, le centrali rischi, i roll rates, i classified accouts ed altri modelli. Impossibile pensare che tutte insieme abbiano perso la bussola e convinto anche le agenzie di rating della bontà dei loro portafogli di mutui trasformati poi in derivati e collocati nei portafogli dei fondi d’investimento di tutto il mondo come titoli a basso rischio. I deterioramenti dei portafogli di credito anche di profili subprime non si manifestano da un giorno all’altro. Tutto mi risulta molto strano e difficile da credere, specie per operatori del credito e della finanza esperti e “navigati” come quelli americani.</p>
<p>E dopo la crisi dei mutui subprime che cosa dovremo aspettarci magari un ricaduta negativa anche sul mercato delle carte di credito, dei prestiti personali ed altre forme di &#8220;lending&#8221;. Negli U.S.A. ed nel mercato U.K. il rapporto rata/reddito medio e quindi l’esposizione a rischio di insolvenza (default) delle persone che hanno acceso un mutuo o altre forme tecniche di credito/affidamenti è del 100%-130% contro il 40%-50% dell’Italia. Certamente un cliente ad alto rischio di insolvenza e di fallimento (individuale &#8211; previsto negli U.S.A.) che non può rimborsare un mutuo, che può perde la casa dove abita o che perde il posto di lavoro negli USA o altrove avrà prima o poi difficoltà a rimborsare qualsiasi forma di esposizione creditizia. Inoltre il calo generale dei consumi e dello spending potrà incidere ulteriormente sui portafogli del comparto banking ed in particolare del retail banking e consumer finance/credito al consumo non solo negli U.S.A.</p>
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		<title>By: Paul Weber</title>
		<link>http://www.mrfinanza.com/2008/06/19/mutui-subprime-retata-dellfbi-a-wall-street/comment-page-1/#comment-1622</link>
		<dc:creator>Paul Weber</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 10:03:23 +0000</pubDate>
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		<description>Il fatto che *deve* far riflettere è che il &quot;regulator&quot; o dormiva, o il suo sonno è stato in qualche maniera pagato, o non era assolutamente all&#039;altezza del suo ruolo.  
Correva la fine del 2005 quando sul mio Bloomberg passarono le prime notizie della &quot;creative mortgage financing&quot;, quella che avrebbe generato i famosi prestiti NINJA (&quot;no income, no jobs, no assets&quot;), oppure permesso a cosidetti &quot;investitori&quot; del mattone di ottenere fino al 120% di capitale a fronte dell&#039;acquisto di nuovi &quot;condos&quot;. 
Se ci pensiamo bene questi investitori stavano operando a leva sui tassi in maniera non dissimile da un hedge fund che fa &quot;carry trades&quot; - la festa va bene sintanto che i tassi rimangono sufficientemente compressi, ma se i tassi vanno in tensione sono guai. 
Mi diedi da fare e scoprii l&#039;indice HGX (Philadelphia Housing Index) - che disponeva pure di opzioni quotate. Per me il resto è storia:-)

Quello che è altresì impressionante è il numero di banche che ancora l&#039;anno scorso, più precisamente a luglio, non erano assolutamente in grado di intuire quale potesse essere il potenziale di devastazione che sarebbe stato arrecato dalla crisi, allora ai suoi albori. Qualsiasi definizione della medesima, nei termini che oggi conosciamo, veniva accolta con scetticismo, sarcasmo, incredulità (parlo per sconcertante esperienza personale).
Euro oltre 1.50? Oro oltre $1000? Paralisi del mercato interbancario?
&quot;Lei è leggermente tanto catastrofista nella sua visione macro....&quot;

Il 2008  - anno bisesto, anno funesto, nonchè anno elettorale negli USA -  si prepara quindi a vedere la luce di un &quot;pogrom&quot; contro il sistema finanziario USA ( ma l&#039;onda lunga arriverà anche sul Vecchio Continente), tanto inutile e populista quanto tardivo.
Sarebbe bastato un po&#039; di buonsenso a priori. 
Se non fosse che il detto inglese recita (giustamente): &quot;Common sense is never common&quot;....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il fatto che *deve* far riflettere è che il &#8220;regulator&#8221; o dormiva, o il suo sonno è stato in qualche maniera pagato, o non era assolutamente all&#8217;altezza del suo ruolo.<br />
Correva la fine del 2005 quando sul mio Bloomberg passarono le prime notizie della &#8220;creative mortgage financing&#8221;, quella che avrebbe generato i famosi prestiti NINJA (&#8220;no income, no jobs, no assets&#8221;), oppure permesso a cosidetti &#8220;investitori&#8221; del mattone di ottenere fino al 120% di capitale a fronte dell&#8217;acquisto di nuovi &#8220;condos&#8221;.<br />
Se ci pensiamo bene questi investitori stavano operando a leva sui tassi in maniera non dissimile da un hedge fund che fa &#8220;carry trades&#8221; &#8211; la festa va bene sintanto che i tassi rimangono sufficientemente compressi, ma se i tassi vanno in tensione sono guai.<br />
Mi diedi da fare e scoprii l&#8217;indice HGX (Philadelphia Housing Index) &#8211; che disponeva pure di opzioni quotate. Per me il resto è storia:-)</p>
<p>Quello che è altresì impressionante è il numero di banche che ancora l&#8217;anno scorso, più precisamente a luglio, non erano assolutamente in grado di intuire quale potesse essere il potenziale di devastazione che sarebbe stato arrecato dalla crisi, allora ai suoi albori. Qualsiasi definizione della medesima, nei termini che oggi conosciamo, veniva accolta con scetticismo, sarcasmo, incredulità (parlo per sconcertante esperienza personale).<br />
Euro oltre 1.50? Oro oltre $1000? Paralisi del mercato interbancario?<br />
&#8220;Lei è leggermente tanto catastrofista nella sua visione macro&#8230;.&#8221;</p>
<p>Il 2008  &#8211; anno bisesto, anno funesto, nonchè anno elettorale negli USA &#8211;  si prepara quindi a vedere la luce di un &#8220;pogrom&#8221; contro il sistema finanziario USA ( ma l&#8217;onda lunga arriverà anche sul Vecchio Continente), tanto inutile e populista quanto tardivo.<br />
Sarebbe bastato un po&#8217; di buonsenso a priori.<br />
Se non fosse che il detto inglese recita (giustamente): &#8220;Common sense is never common&#8221;&#8230;.</p>
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