Ancora una giornata nera per i listini europei, che hanno toccato nuovi minimi annullando il rimbalzo di mercoledì, che sin da subito era apparso come un classico rally da mercato ribassista.

A gelare i mercati – oltre che il mancato annuncio da parte del premier Wen Jiabao di un aumento del piano di aiuti all’economia cinese, che vedrà comunque raddoppiati gli investimenti pubblici – sono state le indicazioni sul Pil dell’Eurozona (-1,5% nel quarto trimestre), con la Banca centrale europea che oltre al tasso di riferimento ha tagliato drasticamente le stime per il 2009: per quest’anno la Bce si attende infatti un arretramento del Pil compreso tra il 3,2 e il 2,2 per cento. Pesano poi i dubbi di Gm sulla continuità aziendale.

Milano è stata ancora una volta la peggiore nel Vecchio continente ed è tornata ai livelli di tredici anni fa: alla fine il Mibtel ha perso il 5,39% e l’S&P/Mib il 5,85 per cento. A Parigi il Cac40 ha lasciato sul parterre il 3,96%, a Francoforte il Dax il 5,02%, a Londra il Ftse100 il 3,18%, a Madrid l’Ibex35 il 4,51%, ad Amsterdam l’Aex il 5,2%. L’indice Dj Stoxx 600, che fotografa l’andamento dei principali titoli continentali, ha perso il 3,6 per cento. Le piazze finanziarie europee hanno bruciato così altri 144 miliardi di capitalizzazione. Sul mercato valutario euro nuovamente debole nei confronti del dollaro a quota 1,2560. In recupero l’oro a 918,50 dollari l’oncia (+11,80)

Male, in generale, i finanziari, zavorrati dal crollo di Aviva (-33,4%), con UniCredit, Intesa SanPaolo (-9,36%) e Mediolanum (-9,35%) in coda al listino milanese. Particolarmente sofferenti, in piazza Affari, i titoli delle banche e gli energetici: in particolare, nel finale sono stati sospesi proprio UniCredit (il titolo, peggiore dell’S&P Mib, ha ceduto l’11,75% a 0,8 euro, toccando un nuovo minimo storico) e Banco Popolare (-8,34). In controtendenza solo gli anticiclici Snam Rete Gas (+1,58%) e Terna (0,74%), oltre a Impregilo (0,45%) che ha accennato al recupero dopo il crollo di mercoledì, anche sulla scia del piano infrastrutture del Governo.

Fortemente negativa, complici ovviamente le notizie pessime su Gm, anche Fiat (-5,30%, di nuovo sotto la soglia dei 4 euro a 3,93 dopo l’exploit di ieri). Pesante Eni (-7,51% a 13,05 euro), con il calo del greggio. Penalizzata Lottomatica (-6,23%): ininfluente, a guardare il comportamento del mercato, il fatto che il gruppo abbia realizzato nel 2008 un utile netto pari a 93,7 milioni, in crescita del 27% rispetto al 2007. In aumento del 24% a 2,06 miliardi i ricavi consolidati. Il consiglio di amministrazione proporrà all’assemblea degli azionisti, convocata per il 28 aprile 2009, un dividendo pari a 0,68 euro per azione, in pagamento dal 21 maggio prossimo (stacco cedola il 18 maggio). Tra i ciclici Pirelli -6,74%. Tra le multiutility A2a -6,28%. Tra le tlc Telecom -4,88%.

A metà seduta Wall Street continua nettamente in territorio negativo, con gli indici in calo di oltre il 3 per cento. Il Dow Jones cede il 3,34% a 6.636, l’S&P500 arretra del 3,79% a 685, il Nasdaq segna -3,14% a 1.311. Il rischio di bancarotta per il colosso dell’auto General Motors (il cui titolo registra uno scivolone del 16%) frena evidentemente gli investitori.

Le vendite stanno interessando tutti i fronti. A segnare i maggiori ribassi è il comparto finanziario, appesantito dalla pessima performance di Citigroup, sceso per la prima volta sotto la soglia di un dollaro. Il titolo segna un calo superiore al 12%, mentre JP Morgan, Bank of America e Wells Fargo lasciano sul terreno oltre 10 punti percentuali.

Tutti i componenti del Dow Jones trattano in rosso, fatta eccezione per General Electric e per il colosso retail Wal-Mart, quest’ultimo forte delle vendite comparate migliori delle attese riportate nel mese di febbraio. Tra i titoli hi-tech, vendite sui giganti Apple, Microsoft, Intel e Google. Sugli altri mercati, nel comparto energetico arretra il greggio.I futures del petrolio con consegna aprile segnano un ribasso di 1,22 dollari a 44,16 dollari al barile. Sul versante dei titoli di Stato Usa il rendimento sul Treasury a 10 anni è sceso al 2,8550%.

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