Nove ottobre: 3,7 euro. Dodici ottobre: 0,59 euro. Ieri: 1,82 euro. Oggi: 1,35 euro. Diamo i numeri? Se vogliamo parlare dell’aumento di capitale a pagamento Tiscali in corso fino al 30 ottobre (negoziazione diritti fino al 23 ottobre) è proprio necessario farlo.
Partiamo dunque dal prezzo di chiusura del titolo lo scorso 9 ottobre, ultimo giorno prima dell’avvio dell’aumento di capitale. Si trattava di 3,7325 euro, ma meno di un mese prima – ante raggruppamento in ragione di 1 nuova azione ogni 10 possedute, avvenuto il 14 settembre – tale prezzo sarebbe stato, almeno teoricamente, di 0,37325 euro per azione.
E post aumento di capitale? Et voilà: dal prezzo di 3,7325 euro del 9/10 si passa nuovamente, secondo i calcoli effettuati da Borsa Italiana (e quindi con valore “ufficiale”) a un nuovo prezzo teorico post-aumento di capitale pari a 0,2142 euro. Facile per l’azionista sentirsi spaesato di fronte a un così repentino mutamento delle quotazioni (-25% a 1,35 euro oggi a Piazza Affari nel pomeriggio). Naturalmente la differenza fra il prezzo ante aumento e quello post aumento non è “scomparsa”, ma è relativa al valore dei diritti d’opzione per la sottoscrizione delle nuove azioni Tiscali, in ragione di ben 643 nuove azioni ogni 22 possedute, al prezzo di 0,1 euro per ogni nuova azione sottoscritta.
In pratica, quasi 30 azioni nuove per ognuna vecchia posseduta e, di conseguenza, il capitale sociale che era in precedenza costituito da 61.645.548 azioni prive di valore nominale balzerà, al termine dell’operazione ed in caso di integrale sottoscrizione delle nuove azioni, a ben 1.861.485.493 azioni complessive. Per favorire l’adesione degli aventi diritto, del resto, le nuove azioni sono state offerte a 0,1 euro, con uno “sconto” di oltre il 50% rispetto alla quotazione “teorica” post aumento di capitale.
Numeri da capogiro, ma ciò che conta è che in operazioni di questo tipo, in cui viene generato un numero molto elevato di nuovi diritti d’opzione, la volatilità delle quotazioni di azioni e diritti post-avvio dell’aumento di capitale è necessariamente molto elevata. Per di più questi diritti fanno quasi interamente capo al “mercato indistinto”, dato che l’azionista di riferimento, Renato Soru, prima dell’aumento di capitale deteneva solo il 20,09% delle azioni Tiscali e, dato che la sua adesione all’operazione avverrà tramite la compensazione di un credito vantato nei confronti di Andalas Limited.
Società questa sempre facente capo a Renato Soru che, il 20/6/2004, ha concesso a Tiscali Finance SA, società finanziaria del gruppo, un finanziamento di 27,5 milioni; e, tenuto conto degli interessi maturati nel frattempo, Soru parteciperà all’aumento di capitale per un controvalore massimo di 30,8 milioni, il che però porterà a un’ulteriore riduzione della sua partecipazione azionaria dal 20,09% al 17,7 per cento.
Tutto il resto, o quasi, è flottante. A questo punto l’”ottovolante” giornaliero evidenziato da azioni e diritti Tiscali sembra quasi “naturale”, e del resto la volatilità di queste quotazioni è ulteriormente amplificata dal divieto imposto dalla Consob di vendere allo scoperto i titoli facenti capo a società che hanno in corso aumenti di capitale. La vendita allo scoperto (senza possedere i titoli) è un’operazione speculativa e per questo motivo la Consob ha formulato il divieto, ma purtroppo l’assenza di “arbitraggisti” rende più difficile l’”allineamento” delle quotazioni di azioni e diritti Tiscali rispetto a quelli che dovrebbero essere i loro valori “teorici”. E l’ottovolante continua… (Analisi Mercati Finanziari)

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