Mancano pochi giorni all’atteso d-day. Sabato 3 aprile infatti l’iPad atterra
nei negozi della Mela e si annuncia la solita corsa all’acquisto sebbene
siano moltissimi i quali hanno ordinato nelle scorse settimane (e prima
del 27 marzo) la nuova tavoletta touch di Apple e aspettano di sfilarlo dalla
scatola seduti comodamente in poltrona. Per averlo occorre sborsare un minimo
di 499 dollari
, che diventano oltre 800 per la versione con
connettività Wi-Fi e 3G di serie.

Dopo il debutto negli Usa, gli store che lo esibiranno in vetrina, da
fine aprile, saranno quelli di Australia, Canada, Francia, Germania, Italia,
Giappone, Spagna, Svizzera e Gran Bretagna. In attesa di quella dei
consumatori, un’altra corsa è intanto già partita ed è quella degli
sviluppatori di applicazioni, mentre Apple si può “permettere” di vedere
come reagirà effettivamente il mercato forte del fatto che il dilemma del marchio iPad” è stato
risolto grazie all’accordo raggiunto dalla casa di Cupertino con Fujitsu, che ha
ceduto il 17 di marzo (non si conoscono i dettagli della transazione,
la cifra pagata e/o le eventuali concessioni nei confronti di Fujitsu) i
diritti relativi al trademark oggetto di disputa.

I preordini: 10mila pezzi al giorno?

In casa
Apple
, dicono le solite voci bene informate, si respira un’aria
molto serena anche perché, sembra, gli ordinativi procedono più che
spediti, tanto che molte consegne saranno evase solo verso metà aprile.
Chi parla di boom di domanda per l’iPad, in altri termini, non rischia
in questa fase di parteggiare per la società della Mela morsicata anche
se la spiegazione forse più realistica fornita dagli analisti adduce a
non precisati rallentamenti del processo di produzione.
La curiosità
sui numeri che testimonierebbero il successo della nuova tavoletta è
comunque molto alta: stando alle indiscrezioni apparse in Rete, Apple
sta registrando richieste per 10mila pezzi al giorno dopo il botto dei 120mila iPad ordinati,
secondo le rilevazioni di Fortune, nelle prime 24 ore dalla messa in
vendita, per ricavi di 75 milioni di dollari. Da Apple non sono per il momento
arrivate conferme in merito (e neppure smentite) ed è quindi un balletto
di cifre che lascia il tempo che trova, anche perché non includono le
prenotazioni effettuate direttamente nei negozi Apple.

Qualcuno osserva, inoltre, che a Cupertino non persero tempo nel
comunicare i dati di vendita neppure quando debuttò l’iPhone, per cui si
dovette aspettare tre mesi prima di conoscere i numeri che ne hanno
decretato da subito il successo.

Sfida con Google per la pubblicità on line

Nel balletto dei numeri ci sono finiti anche quelli che anticipano
quelli che potrebbero essere i costi dei servizi accessibili dall’iPad:
l’abbonamento al Wall
Street Journal
, per esempio, è indicato in 17,99 dollari mensili.
Altre cifre, tutte da confermare, riguardano i primi investimenti
pubblicitari che alcune importante testate (come il Times o Wired)
avrebbero già raccolto vendendo le pagine delle rispettive edizioni
digitali confezionate per il tablet della Mela. A proposito di
pubblicità: secondo alcuni siti americani la grande scommessa di Apple
con l’avvento dell’iPad è una piattaforma di advertising dedicata, iAd il nome che
è circolato, con la quale, quattro giorni dopo il lancio del nuovo
dispositivo, la società californiana lancerebbe l’ambiziosa sfida a
Google.

La battaglia fra le due compagnie per accaparrarsi le fette più
importanti della spesa pubblicitaria on line è nell’aria da tempo, per
lo meno da quando a Mountain View hanno soffiato una preda ambita di Steve Jobs quale
era AdMob.
Apple si è poi consolata comprando Quattro per 275 milioni di dollari e
aggiungendo funzionalità di mobile advertsing nel suo App Store Tip con
l’intento di incoraggiare gli sviluppatori a produrre applicazioni
(basate sui sistemi di geo-localizzazione) in tal senso. Stando ai bene
informati proprio lo stesso Ceo della Mela avrebbe descritto iAd come la
“nostra nuova e rivoluzionaria grande cosa”. Ancora una settimana circa
e, a debutto dell’iPad,
avvenuto, scopriremo probabilmente di che si tratta.

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