Accordo più vicino, anche se ancora il traguardo non è in vista, in
UniCredit sulla nuova governance di gruppo collegata al varo del
progetto «Banca Unica». Dopo lo stop imposto dagli azionisti all’ultimo
board – con il conseguente rinvio al consiglio d’amministrazione
appositamente convocato per il prossimo 13 aprile – ieri si è riunito il
comitato permanente strategico di UniCredit, nella prima delle tre
riunioni previste prima del board del 13 aprile. Il clima, secondo fonti
della banca, è apparso più costruttivo e di minore contrapposizione tra
i rappresentanti dei grandi azionisti e l’amministratore delegato
Alessandro Profumo.
Anche perchè nel frattempo da parte di Profumo ci
sarebbe stata l’accettazione, già preannunciata a Londra davanti agli
analisti in occasione della presentazione del bilancio,
dell’introduzione della figura di un country manager per l’Italia. O,
più propriamente, di un “country chairman”, analogamente a quanto già
previsto – nell’ambito del modello divisionale che resta accettato da
tutti – in Germania e in Polonia, per dire due dei Paesi in cui
UniCredit è uno dei leader di mercato come in Italia. Se anche per
l’Italia dovesse essere adottato lo stesso schema organizzativo, il
“country chairman” sarebbe la figura di raccordo delle attività italiane
– oltre a essere probabilmente il referente della Vigilanza della Banca
d’Italia – e risponderebbe direttamente a Profumo. Anche se
funzionalmente, i tre capi-divisione Italia (Piccini per il retail,
Prunotto per il private, Peluso per il corporate) risponderanno ai tre
deputy ceo che, attualmente, sono: Sergio Ermotti (corporate e
investment banking), Roberto Nicastro (retail), Paolo Fiorentino (global
banking). Se davvero la figura del country chairman dovesse decollare,
chi sarà a ricoprirla? Escludendo che arrivi un esterno, la candidatura
più probabile – ma qui si entra nelle indiscrezioni che trapelano da
alcuni azionisti – potrebbe essere quella di Fiorentino che, oltre ad
aver già guidato la Banca di Roma nella fase di transizione in UniCredit
e pilotato la tregua al Banco di Sicilia, avrebbe già maturato ampie
esperienze nei vari processi di aggregazione delle varie banche
acquisite. E il varo del progetto Banca Unica necessita di ampie
capacità “federative”, dialogando a livello locale con i vari
stakeholders sul territorio.
La figura del country chairman sembra
particolarmente gradita alle Fondazioni e agli altri grandi soci privati
italiani, desiderosi di avere un interlocutore diretto per le questioni
domestiche all’interno di un gruppo che, causa la dimensione
internazionale, sembra talvolta aver smarrito la focalizzazione sui
problemi territoriali. Tema su cui le Fondazioni hanno spesso mostrato
di avere convergenze di opinioni con il Ministro dell’Economia Giulio
Tremonti.
Al termine della prima giornata di incontri,
dunque,un’ipotesi d’accordo sembra delinearsi.
Anche se, va detto, il
clima resta di confronto. E non si escludono possibili nuove tensioni. A
gettare acqua sul fuoco, dopo la molta benzina agitata nei giorni
scorsi, è stato ieri il presidente Dieter Rampl: «È stato un incontro
molto costruttivo» nel quale «c’è stata l’opportunità di discutere tutte
le opzioni organizzative. Sono certo – ha aggiunto Rampl, che si sta
muovendo cercando di ricucire i rapporti tra soci e management – che
sfrutteremo i prossimi giorni per finalizzare una proposta per il
consiglio».
Un cauto ottimismo che, dopo le giornate dello strappo
tra soci e Profumo, apre all’ipotesi di una rapida ricomposizione.
Probabilmente facilitata dal clima più sereno dopo l’accordo fatto sulle
nomine in Mediobanca e Generali, dove UniCredit ha giocato un ruolo non
neutrale, e dopo la fine della campagna elettorale per le elezioni
Regionali.
«Profumo non è mai stato in discussione », ha commentato
con le agenzie di stampa un consigliere di UniCredit che ha partecipato
alle riunioni di ieri. Ad agitare gli animi degli azionisti, però, non è
tanto Profumo quanto l’individuazione di un numero due di Profumo che,
in prospettiva, possa prendere in mano le redini del gruppo. La scelta
di un country manager per l’Italia è probabilmente un passo che placa le
preoccupazioni dei soci. Ma per quante deleghe possa avere questa nuova
figura manageriale, difficile considerarla come un vero vice Profumo a
livello di gruppo.