Quando nel 2004 il Santander ha messo sul piatto oltre 13,5 miliardi di euro per assicurarsi il controllo della britannica Abbey, difficilmente avremmo pensato che, nei due anni successivi,l’invincibile armada spagnola, formata da gruppi bancari, industriali e da costruttori,sarebbe stata tra i piùattivi nello scacchiere mondiale. Alla morte del dittatore Franco, nel 1975, non esisteva alcuna multinazionale spagnola degna di questo nome, mentre oggi sono almeno una decina, di cui sei quotate nell’Euro Stoxx 50, l’indice di Borsa che raccoglie il gotha delle imprese europee.
Questo dinamismo rappresenta un Paese che nell’ultima decade è cresciuto a ritmi ben superiori a quelli della media Ue e che si avvicina a rapidipassi,come reddito pro capite, all’Italia, alla Francia e alla Germania. Uno sviluppo che ha avuto come pilastri portanti soprattutto il e le costruzioni e che è stato finanziato in larga misura dalla banche. Ecco perché questi settori sono riusciti ad accumulare ricchezza e liquidità tali da permettere loro una crescita senza precedenti.
In prima linea troviamo soprattutto Santander e Bbva, che hanno finanziato da vicino il sistemaSpagna e che hanno messo a segno un’impressionante lista di acquisizioni internazionali, ma non in Europa (fatta eccezione per la già citata Abbey e qualche preda minore) e in particolare in Italia dove sono state respinte, per il momento, con ingenti perdite. La causa è sicuramente la forte regolamentazione del mercato creditizio italiano, ma anche l’aggressività mostrata e l’assoluta mancanza del giusto timing nello sferrare l’attacco finale.
Ciò detto il Santander si è issato ormai nel lotto delle prime sette banche internazionali, grazie anche ai piùrecenti acquisti negli Usa e alla sua forte presenza in America Latina, mentre i rivali di Bbva hanno acquisito qualche giorno fa una importante quota in una banca cinese (Citic), sborsando un miliardo di euro. Sta di fatto che, ormai, bisogna fare quotidianamente i conti con le imprese spagnole, come dimostra la league table
delle principali operazioni borsistiche in corso: oltre la metà delle acquisizione e fusione in Europa riguarda gruppi iberici.
L’avanzata spagnola è stata dapprima graduale, soprattutto nei Paesi latinoamericani (dal 1999 al 2001 hanno acquisito asset per 80 miliardi di euro) dove la lingua è comune, successivamente in Europa e nel mondo.
Telefonica ha investito nell’area sudamericana qualcosa come 41 miliardi di euro, cui vanno aggiunti 30 miliardi in infrastrutture. Tanto che attualmente il 34% degli utili lordi operativi del gruppo ditlc guidato da Cesar Alierta (vale a dire 14,6 miliardi di euro) proviene da questa regione. E sarà di due punti superiori nel 2007.
Un discorso analogo vale per il Santander di Emilio Botin, per il Bbva di Francisco Gonzalez, ma anche per (guidata da Manuel Pizarro)in campo energetico e Repsol (guidata da Antoni Brufau) in quello petrolifero. L’avventura latinoamericana, nonostante qualche sussulto, ha permesso a molti gruppi non solo di farsi le ossa nell’internazionale, ma anche di mettere fieno in cascina. Che è stato utilizzato dapprima per consolidare le posizioni sul mercato interno e successivamente per partire alla conquista di nuovi mercati. Sta di fatto che negli ultimi due anni l’aggressività degli spagnoli è stata proverbiale. Ne sanno qualcosa i britannici, ma anche i francesi. Così come gli italiani e gli statunitensi. E da ultimo i Paesi dell’Europa dell’Est e quelli emergenti come Cina e India. Una rete, quella costruita dalle imprese spagnole all’estero, che non è stata casuale, ma tessuta con un disegno ben preciso, in settorichiave come energia, tlc, costruzioni, con l’aggiunta successiva dei servizi.Grazie a un knowhow consolidato, ma grazie anche a coraggiosi montaggi di carattere finanziario che hanno permesso di battere la concorrenza internazionale.Del resto è risaputo quanto gli istituti di credito spagnoli sostengano le imprese produttive, non solo con la concessione di importanti linee di credito, ma acquisendo anche quote direttenel loro capitale.
Tanto che in questo modo il Governo di Madrid è riuscito a costruire un sistema solido e integrato e a lanciare con successo la sua “SpagnaSpa”.Non a caso nel suo carniere sono cadute prede succulente. Basti pensare all’Inghilterra, i cui principali aeroporti (compreso Heathrow)sono da qualche mese gestiti da Ferrovial, controllata dalla famiglia Del Pino, che si è aggiudicata per 15 miliardi di euro Baa, mentre il gruppo Abertis di Salvador Alemany ha in carico quello di Luton.Ma anche alletlc, grazie a Telefonica che nel novembre del2005 ha acquistato O2 per 26 miliardi di euro, diventando non solo uno dei maggiori operatori internazionali, ma anche il piùindebitato del settore (oltre 50 miliardi di euro). Un esempio significativo, perché permette di capire quanto le imprese spagnole ( sono ormai tutte private)siano disposte a rischiare pur di garantirsi un buon affare. Oltre alla già citata Abbey acquisita dal Santander, in Gran Bretagna hanno ormai posizioni di rilievo gruppi alberghieri come Nh, della moda come Zara dell’imprenditore Amancio Ortega, dei servizi come Fcc di Esther Koplowitz che gestisce attività nel riciclo dei rifiuti e come Ferrovial nella concessione di tre linee del metro di Londra.
Anche la Francia non è passata indenne dalla valanga spagnola.In campo immobiliare, Metrovacesa, presieduta da Joaquin Rivero, si è ad esempio aggiudicata il 68,5% di Gecina per 5,5 miliardi di euro, mentre Sacyr è diventato azionista di riferimento del gruppo di costruzione Eiffage (che controlla le autostrade ParisRhinRhone) con una quota del 33% pagata 1,66miliardidi euro. Dal canto suo Abertis ha acquisito l’altra importante concessionaria autostradale francese,Sanef.Discorso che ci porta all’Italia, Paese in cui gli spagnoli di Abertis stanno tentando da oltre sei mesi di fondersi con Autostrade in modo da dare vita al piùimportante gruppo mondiale del settore.
Per quel che riguarda le tlc e i servizi, sono presenti da noi tutte le piùimportante società, mentre in campo bancario Bbva nonè riuscita ad acquisire il controllo di Bnl e il Santander che sperava di giocare un ruolo di primo piano nel Sanpaolo deve rivedere i suoi progetti, ripartendo dal credito al consumo con Finconsumo e dalla banca di gestione privata. Buone opportunità, inoltre, le ha l’assicuratrice mutualista Mapfre che punta a Cattolica. In campo alimentare, invece, Gallina Blanca ha nel mirino il gruppo Star della famiglia Fossati.
Al dilà dell’Europa dell’Est, dove i piùimportanti gruppi spagnoli di costruzione stanno facendo man bassa, il nuovo Eldorado è rappresentato da un rinnovato interesse per l’America Latina, ma anche per Paesi in pieno sviluppo come la Cina e l’India. Ma non solo.In campo bancario e in quello autostradale, l’obiettivo sono gli Usa, dove il mercato è selettivo, ma gli affari buoni.
I gruppi spagnoli, benché siano aggressivi, hanno però indubbie debolezze.Molti sono eccessivamente indebitati, proprio perché hanno finanziato acquisizioni a catena all’estero o diversificazioni in patria (molti costruttori sono partiti all’attacco del settore energetico). Altri sono vulnerabili sotto il profilo del controllo del capitale e quindi scalabili. Come sta succedendo nel caso di , sotto Opa della tedesca Eon.

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