29 Nov
Posted by ReD as Analisi tecnica, Notizie
È forse soltanto un episodio: i mercati valutari - in questi giorni lo si ripete fino alla noia - esaltano i movimenti quando gli scambi sono limitati. Un ponte lungo negli Stati Uniti e in Giappone, insieme a qualche questione tecnica, ha portato l’euro fino quasi a quota 1,32 dollari, il massimo da aprile 2005.
Perché questo rialzo? Ora, come sempre in questi casi, si moltiplicano i tentativi di spiegazione: analisti ed economisti sentono che è loro dovere. Si sa, però, che il valutario è capriccioso, che nessun sistema di previsione dell’andamento dei cambi porta a risultati migliori del lancio di una monetina, e che gli stessi investitori - in gran parte finanziari - seguono delle mode: i deficit commerciali una volta, i tassi di interesse un’altra, la crescita economica delle singole aree valutarie un’altra ancora.
La verità nuda e cruda è che la scienza economica è impotente. In primo luogo perché l’andamento delle valute è dettato da migliaia di decisioni “micro”, individuali, in parte commerciali, in parte finanziarie, che gli aggregati “macro” non riusciranno mai a cogliere. Poi perché in nessun altro luogo come il valutario conta il ruolo della politica: in un’epoca di fiat money, di denaro privo di un reale aggancio non solo a un metallo prezioso - come avveniva in passato con l’oro - ma anche al livello effettivo di risparmio generato dell’economia, con un’offerta di moneta che è quindi decisa solo in minima parte dal mercato nel suo complesso ogni punto di riferimento viene perduto.
Durerà , allora, il rialzo? È una domanda ancora più difficile. Proprio perché ora, e non a caso, ricomincerà il gioco della politica, che nulla ha a che vedere con il gioco del mercato: Francia e Germania, se l’euro resterà sopra quota 1,30 dollari, riprenderanno a protestare, e prima o poi anche la Banca centrale europea, usando il suo codice, prenderà posizione contro i movimenti “bruschi e disordinati” delle valute.
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