«L a caduta del dollaro? Credo che la perdita di valore continuerà ancora… i fondamentali economici e i flussi di capitale che si muovono sul mercato non giocano a favore della nostra valuta ».Con il pragmatismo dei grandi banchieri americani e soprattutto dall’alto dei 10 anni di esperienza ai vertici della Fed di New York e del Federal Open Market Committee, l’organo esecutivo di politica monetaria della Federal Reserve William McDonough arriva dritto al punto: la caduta del dollaro si sta verificando non solo per la spinta emotiva delle aspettative la percezione generale dei mercati è che il biglietto verde debba scendere ancora «ma soprattutto spiega McDonough perchè gli operatori che sono pessimisti sulle prospettive del dollaro ritengono che il deficit delle partite correnti degli Stati Uniti sia ormai insostenibile». In altre parole, secondo il banchiere che ha lavorato per 10 anni a fianco di Alan Greenspan e che ora, a 72 anni,è consigliere speciale del presidente di Merrill Lynch Stan O’Neall’Europa è bene che metta in conto un periodo prolungato di debolezza del biglietto verde, con tutte le conseguenze che ne derivano. «Se per gli Stati Uniti questa svalutazione della moneta è inevitabile e per certi versi salutare dice il banchiere americano, in Italia per incontri istituzionali e per rinsaldare vecchi legami («conosco e apprezzo personalmente Tommaso Padoa Schioppa dai tempi in cui presiedeva il Committee on payments and settlement systems »ammette con discrezione) per l’Europa il rischio è serio: la corsa dell’Euro potrebbe portare alla perdita di competitività delle esportazioni delle imprese,con ripercussioni sulla crescita economica ». McDonough, che presenzierà a Milano alla premiazione dell’Oscar di , accetta il confronto con il Sole 24 Ore.
Mr. McDonough, con l’Euro che ha guadagnato l’11% dall’inizio dell’anno sul dollaro, la percezione del mercato finanziario è quella di forti tensioni e di squilibri o di imbalances,come dite voi americani nei flussi di capitale. Qual è la sua visione?
La caduta del dollaro è certamente il riflesso di un deficit delle partite correnti estremamente elevato negli Stati Uniti e degli squilibri presenti nei flussi dei capitali. Siamo in una situazione nuova rispetto al passato: i prezzi delle commodities sono a livelli molto elevati, i reali sono a livelli storicamente bassi in America e la dinamica dell’economia europea e di quella asiatica è sicuramente migliore di quella americana.Piùil dollaro si indebolisce, piùaumenta il rischio che i Paesi asiatici ribilancino le loro riserve valutarie penalizzando il biglietto verde. In altre parole, siamo nel mezzo di un processo di graduale ribilanciamento delle riserve valutarie mondiali, che attualmente sono per il 66% in dollari, per il 23% in Euro e per la differenza in Sterline e Yen: il dollaro continuerà a scendere fino al termine di questo processo, che riflette di fatto i nuovi equilibri nell’economia mondiale. E con un deficit delle partite correnti americane che è circa il 7%del Pil,questo processo è anche nell’interesse di Washington.Ed è inutile trincerarsi dietro l’assunto che il dollaro forte sia un dogma.
Che cosa si dovrebbe fare, oggi, per rafforzare il sistema finanziario mondiale?Vede rischi di ?
Rischi esistono sempre. E oggi c’è chi teme una del sistema bancario cinese. A mio avviso, un ruolo fondamentale nel rafforzamento del sistema lo può e lo deve giocare il Fondo Monetario Internazionale: è in questa sede che si può tenere sotto controllo il ribilanciamento dei grandi flussi di capitale.
Piùin generale, è di importanza fondamentale il modo in cui è gestito il sistema dei pagamentie dei settlement, cioè il settlement delle securities e il pagamento dei fondi a livello mondiale. Un’altra area di lavoro è il rafforzamento del sistema bancario mondiale: dobbiamo assicurarci che in ogni parte del mondo le banche abbiano gli stessi, forti, requisiti patrimoniali e dobbiamo anche essere certi del modo in cui il sistema è vigilato e amministrato.
Le grandi banche americane licenziano a NewYork e potenziano i loro uffici a Londra, Hong Kong, Shangai. Come risponde a chi prevede una perdita di centralità del sistema finanziario americano?
Rispondo che il fenomeno è molto piùcomplesso di quanto sembri.Le grandi banche internazionali seguono o anticipano l’evoluzione dell’economia mondiale, muovendo i loro asset in funzione delle opportunità: così, Londra diventerà il centro decisionale degli investimenti nell’area dell’Europa, Medio Oriente e Africa,da Tokyo e Hong Kong si gestiranno le operazioni per l’area del Pacifico, mentre New York avrà ancora un ruolo centrale per il mercato americano e quello Sudamericano. Anche in questo caso, è in corso un ribilanciamento degli equilibri.
Pensa che il consolidamento delle Borse mondiali si inquadri in questo trend?
Certamente.In questi ultimi anni c’è stato un sensibile rafforzamento dei mercati azionari nazionali, ma ora si sta aprendo una nuova fase. L’interdipendenza delle economie mondiali fa sì che il mercato dei capitali spinga per l’integrazione delle piazze : ostinarsi a difendere le realtà nazionali è quindi contrario alla logica dei mercati.
In altre parole, lei ritiene anacronistico il tentativo di creare una piazza per l’area Euro?
Posso capirele motivazioni di ordine politico che spingono alcuni governi ad opporsi ai piani di integrazione transatlantica dei listini azionari, ma non posso condividerle: è sempre il mercato a decidere.
Vede allora dei rischi sul piano della tutela degli investitori? Esistono leggi differenti tragliStati Uniti e l’Europa in materia di tutela del risparmio…
Non vedo rischiparticolari, anche se è fuori di dubbio che in prospettiva sia importante una maggiore cooperazione tra le autorità di vigilanza dei mercati finanziari. Non posso dire se sia opportuno per l’Europa dotarsi di un’authority unica modelloSec, ma penso che per le Borse sia certamente possibile replicare quel modello di vigilanza sul sistema bancario che è stato creato con il Comitato di Basilea,che tra l’altro ho presieduto prima di cedere il testimone a Tommaso Padoa Schioppa.
In Europa molti temono che con la fusione tra Euronext e Nyse vengano esportate anche le rigide leggi americane in materia di risparmio, cioè la legge SarbanesOxley…
Non mi sembra proprio che sia così,e in ogni caso anche negli Stati Uniti è in corso una profonda rielaborazione di alcune delle norme piùcontestate della Sarbanes, come per esempio la Section 404 sulla certificazione dei controlli e dell’audit delle imprese quotate. La Sarbanes non sarà cambiata dalla Sec solo il Congresso può cambiare le leggi ma l’authority può certamente ammorbidire il modo in cui è applicata.E questo è quanto sta avvenendo.
Pensa dunque che l’emergenza normativa generata dagli scandali Enron e Worldcom sia ormai superata?
Sì,credo che il peggio sia passato. Le imprese hanno capito che la frode porta a dure condanne e che la trasparenza, la buona governance, portano a un costo del capitale certamente piùbasso.
Poichè la fase di emergenza e le leggi varate per risponderle hanno avuto un costo molto elevato per le imprese e per gli auditor, ora è il momento di pensare a un ribilanciamento dei pesi. Detto questo, ritengo che sul piano della vigilanza la guardia non debba mai essere abbassata.
Come presidente della Fed di NewYork,ha guidato il salvataggio dell’hedge fund Long Term capital management.Oggi gli hedgefund hanno un peso determinante sul sistema finanziario mondiale.Ha dei timori?
Il mondo è diverso da allorae il mercato finanziario si è enormemente allargato: oggi è difficile che la di un fondo,per quanto grande,possa provocare sistemiche. Guardi, la verità è che oggi fa piùnotizia la nascita di un fondo speculativo che la sua scomparsa: lei sapeva che tra il gennaio 2005 e il settembre 2006 sono stati liquidati ben 1.000 hedge fund? Il sistema, oggi, è in grado di assorbire gli shock.
Per finire: che cosa pensa della situazione italiana?
L’Italia è un Paese importantissimo per Merrill Lynch: è il secondo Paese dopo la Gran Bretagna nell’area Emea. Per quanto riguarda l’economia, non voglio entrare nel merito della legge , ma posso dire che il vostro Paese mi sembra ben determinato a riportare i conti sotto controllo e il rapporto tra deficit e Pil sotto la soglia del 3%. Certo, c’è da fare molto sul piano delle liberalizzazioni e della qualità dei servizi. Tra l’altro: sono senza cravatta a questa intervista perchè la compagnia con cui ho volato mi ha perso la valigia… Il nome lo indovini lei.

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