Tracollo di a Piazza Affari dopo l’intervento del presidente e amministratore delegato Giancarlo Cimoli davanti alle commissioni Trasporti della Camera e Lavori pubblici del Senato, mercoledì pomeriggio. Le azioni hanno chiuso a 0,838 euro in calo del 3,61 per cento. In vorticosa accelerazione anche i volumi scambiati: 68 milioni di pezzi contro una media di 38 milioni dell’ultimo mese. Intanto in serata vertice Governo- confederali, con Romano Prodi rassicurante sul fatto che non ci sarà svendita a AirFrance-Klm. Giovedì mattina ancora segno negativo in apertura, poi virata in verde: +0,58% a 0,845 euro alle 9,15.

Grandi manovre di Morgan Stanley. Le vendite sono scattate dopo l’intervento di Cimoli che, lontano dall’idea di gettare la spugna, tra l’altro ha messo tra i responsabili del profondo rosso di , pur con segni di miglioramento, anche l’Antitrust nel caso Volare e alcuni , che secondo il manager hanno ostacolato il piano. Un ruolo non secondario spetta al costo del lavoro, visto che gli stipendi del personale di volo sarebbero superiori del 25-40% rispetto alla concorrenza. Il titolo si era mantenuto in terreno positivo per tutta la giornata, segnando un progresso medio intorno all’1 per cento. Ha influito non poco l’operazione condotta da Morgan Stanley, che ha collocato 77 millioni di titoli , pari al 5,5% circa del capitale, al prezzo di 0,85 euro per azione. Già venerdì scorso la banca d’affari aveva collocato quasi il 3% del capitale della compagnia a 0,91 euro. Il Sole-24 Ore fa notare che, tuttavia, la banca americana non ha mai segnalato alla Consob di possedere più del 2%, limite minimo oltre il quale scatta, invece, l’obbligo di comunicazione.

«Il miglioramento di performance - ha dichiarato Cimoli - è la conferma che il “turnaround” di è concretamente possibile. Tuttavia, oggi più che mai è necessaria una reale condivisione di intenti e cooperazione tra tutti i soggetti interessati al fine di conseguire concretamente il riequilibrio dei conti. Nel documento presentato in Parlamento, il manager ha aggiunto che «resta ferma» la volontà della compagnia di «impostare il proprio risanamento su un forte aumento di efficienza. Proseguendo il percorso intrapreso nel corso degli ultimi 24 mesi».

Naturalmente, come ampiamente anticipato nelle scorse settimane, «la prospettiva strategica di Aitalia non può che essere quella di integrarsi in un grande gruppo internazionale». A questo proposito Cimoli ha ricordato che il cda di gli ha dato, sulla questione, «un preciso mandato esplorativo». Sui tempi, però, è ancora tutto da decidere. «Quando questa integrazione sarà possibile non siamo oggi in grado di dirlo», ha specificato il numero uno della compagnia di bandiera. Infine, per il presidente di , occorrono azioni di governo per «rivedere immediatamente le politiche di prezzo praticate dagli aeroporti» e per «migliorare sostanzialmente la funzionalità dell’Enac e dell’Enav».

Il Governo cerca socio italiano, Cimoli è contro sull’italianità. Grande, in ogni caso, resta la confusione sotto il cielo di Roma. Sul futuro del vettore il vicepremier Massimo D’Alema ha spiegato nel question time che «il Governo-azionista si muove sia per cercare un alleato internazionale strategico sia per valutare il ricorso a un investitore italiano disposto a ricapitalizzare l’ (secondo i il co-pilota, come lo chiama il FinancialTimes, acquisirebbe il 20-25%) sulla base di un nuovo piano industriale, visto che non può farlo il Tesoro». Eppure questa mattina, giovedì 30 novembre, Cimoli scrive in una lettera aperta sul Sole-24 Ore che la risposta alla di «non può che venire dal mercato e la corretta soluzione è la privatizzazione della compagnia». Il presidente e amministratore delegato di sottolinea che «questo processo nel caso di non coincide però con l’ingresso tout court nel capitale di azionisti e investitori finanziari privati, ma può pienamente realizzarsi solo con l’ingresso di un forte partner industriale europeo». Replicando al sindaco di Roma, Walter Vetroni, il numero uno di osserva che «non ha nessun senso oggi proteggere la cosiddetta italianità della compagnia. La concorrenza è spietata e la risposta non può che essere la creazione di un forte gruppo europeo».

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