Il 2006 è stato un anno meno brillante del previsto per gli hedge fund, gestioni alternative di investimento dedicate a chi vanta grandi patrimoni e che si sono create fama di attitudine spregiudicata alla speculazione e agli alti rendimenti. Nel 2007, in compenso, potrebbe andare meglio grazie a un ritorno di fiamma della volatilità dei mercati, fattore che di norma allarma gli investitori più prudenti, ma che fa la felicità di chi si muove a proprio agio in acque insidiose. Fra le strategie più gettonate ci saranno, secondo un report di Thomas Della Casa e Mark Rechsteiner, investment strategist di Rmf - società di gestione che è un po’ la formula 1 del colosso mondiale degli hedge Man Group (gestisce 55 miliardi di euro e ha il centro delle attività a Londra e in Svizzera) - le special situations, ovvero gli investimenti legati alle grandi fusioni e acquisizioni societarie, gli arbitraggi sulle obbligazioni convertibili e le gestioni global macro con particolare attenzione alle buone opportunità sui mercati emergenti.
«La volatilità - secondo Della Casa - continuerà ad essere un fattore determinante per la performance degli hedge fund nel prossimo anno. La principale sfida per il settore arriverà dalla crescente pressione sulla performance indotta dall’elevato livello dei tassi di interesse». Per i fondi di fondi hedge Rmf nel 2007 vede uno yield medio del +3-5 per cento. Il quadro macroeconomico è dominato ancora dall’incertezza, lo stesso fattore che ha caratterizzato il giro di boa di metà 2006 quando le politiche della Federal Reserve, la banca centrale americana, e lo scivolone delle Borse mondiali ha messo a dura prova la capacità dei gestori. Anche se, ha fatto notare Della Casa illustrando l’outlook 2007 di Rmf, «l’indice composito degli hedge Hfri ha perso in maggio l’1,91% contro il - 4,64% dell’Msci World Index», che replica l’andamento più generale dei mercati azionari mondiali. A tutto ottobre, comunque, l’Hfri ha offerto un rendimento complessivo inferiore all’Msci: +6,54% contro il +10,73 per cento.
Per guardare con ottimismo al prossimo anno, quindi, i gestori di hedge soffiano sul fuoco dei timori di tubolenze nell’economia mondiale. A cominciare dall’ipotesi di un atterraggio meno soft dell’economia americana, alle prese con il più grave indebolimento del mercato immobiliare da 40 anni in qua. Un’incognita legata a doppio filo all’andamento del dollaro, ai prezzi del petrolio e dell’energia elettrica, alla crescita inarrestabile della Cina (con conseguente forte domanda di materie prime, dall’acciaio all’alluminio, dal rame al nichel, tutti metalli di cui l’ex Celeste Impero assorbe da un terzo a un quarto della domanda mondiale). «Il barile di greggio a 60 dollari - ha concluso Della Casa - è ai minimi dei prossimi sei anni, e non dimentichiamoci degli scenari geopolitici, con la crisi del Medio-Oriente in primo piano». Non c’è da stare tranquilli, sulla carta una manna per gli hedge fund.
Tags: Crisi, petrolio, Tassi di interesse
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