Autostrade e Abertis decidono di bloccare la fusione anche se l’addio all’operazione non è per sempre. Le due società infatti «auspicano - si legge in un comunicato - che in futuro si possano ricreare le condizioni per riconsiderare il progetto, e a tal fine intendono proseguire congiuntamente nell’azione e nel dialogo a livello istituzionale». Autostrade e Abertis (che detiene il 13,3% di Schema28, azionista di controllo della concessionaria autostradale a sua volta controllata dalla famiglia Benetton) hanno di fatto constatato «l’impossibilità di procedere». Gli ostacoli alla fusione sono stati individuati essenzialmente nella mancanza di una autorizzazione e nell’entrata in vigore di una nuova normativa, entrambe inesistenti all’inizio del procedimento per la fusione.
In dettaglio «la mancanza di una autorizzazione che la recente decisione cautelare del Tar del Lazio ha considerato applicabile alla fusione. Autorizzazione non prevista nell’ordinamento all’inizio del procedimento di fusione, venuta ad esistenza dopo un parere del consiglio di Stato del 21 giugno 2006 e richiesta da Autostrade il 5 luglio e tuttora pendente. Tale autorizzazione è stata negata con comunicazione di Anas del 5 agosto 2006. Successivamente, a seguito dell’autorizzazione rilasciata dalla Commissione europea in data 22 settembre e della lettera della stessa Commissione inviata il 18 ottobre al governo italiano, Anas ha ritrattato il diniego in data 27 ottobre, con invito ad Autostrade, che ne ha constestato la necessità , a riproporla nel vigore, peraltro, di una nuova normativa incidente sui fondamentali regolamentari, economici e finanziari del rapporto concessario in essere e portante, di fatto, per Autostrade, il rischio di una anticipazione degli effetti negativi della nuova normativa, nonché una incertezza assoluta sui tempi di attuazione della fusione».
Il secondo ostacolo che ha portato allo stop della fusione è «l’entrata in vigore di una nuova normativa, inesistente al momento della approvazione del progetto, consistente nella soggezione da parte dell’impresa concessionaria ad un profondo mutamento, per volontà unilaterale esterna, non conoscibile in via preventiva nella concreta portata e indeterminata nei profili di indennizzo della nuova convenzione e conseguente cessazione del rapporto concessorio in essere». Durante l’assemblea degli azionisti convocata per discutere del dividendo straordinario, l’amministratore delegato di Autostrade Giovanni Castellucci ha spiegato che «il problema principale posto dall’articolo 12 (del collegato fiscale alla Finanziaria, ndr), ma non l’unico, è che va a modificare l’assetto normativo sulla base del quale sono stati stipulati i contratti di concessione del ‘97, ma non definisce chiaramente il nuovo quadro regolatorio. Oggi non si è in grado di valutare l’impatto delle nuove norme sul rapporto di concambio».
Salta il dividendo straordinario. L’assemblea degli azionisti di Autostrade, chiamata a decidere sulla distribuzione del dividendo straordinario di 3,75 euro previsto dal progetto di fusione con Abertis, ha deliberato a maggioranza di non assumere alcuna decisione come proposto dal Cda. Gli azionisti confermano così lo stop all’operazione deciso dai due gruppi: il dividendo non verrà distribuito «in quanto - si legge nella delibera - sono sopravvenute insuperabili, allo stato, circostanze ostative alla attuazione dell’operazione di fusione». Il rappresentante di Schema28 in assemblea ha indicato, prima del voto, che l’azionista di controllo della società «ha condiviso in tutto e per tutto» la relazione degli amministratori, nella quale sono stati spiegati i motivi che hanno portato a rinunciare per il momento alla fusione, ribadendo di considerare in prospettiva «ancora attuale la valenza dell’operazione».
Di Pietro: «Il problema non era la fusione». «Auspichiamo anche noi una ripresa del dialogo rimettendo mano alle concessioni alla luce della nuova normativa che nulla toglie alle potenzialità delle società , ma molto può dare alle aspettative dei cittadini». Il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, secondo quanto ha riferito un portavoce commenta così lo stop alla fusione tra Autostrade ed il gruppo spagnolo Abertis. «Il problema non era la fusione - dice il ministro - era e resta un problema italo-italiano che deve ancora essere risolto. Resta infatti la necessità di una rivisitazione delle concessioni per garantire investimenti, sicurezza ed efficienza». Per il ministro «il problema è in una formula concessoria ingiustamente favorevole alle concessionarie tanto che si era creato il malvezzo degli aumenti annuali automatici delle tariffe».
Ue, a gennaio la decisione sulla procedura d’infrazione. «C’è una procedura in corso, per vedere se gli sviluppi più recenti influenzeranno la nostra decisione si vedrà più in là ». Così Oliver Drewes portavoce del commissario europeo per il Mercato interno Charlie McCreevy ha commentato la decisione di accantonare il progetto di fusione tra Autostrade e Abertis. «Baseremo - ha proseguito - la nostra decisione sulla documentazione che deve arrivare dal governo italiano entro il 15 gennaio e quindi non decideremo prima di allora». Il commissario McCreevy ha avviato contro l’Italia una procedura di infrazione per le misure contenute nel decreto fiscale collegato alla Finanziaria, e nella fattispecie applicate al progetto di fusione tra Autostrade e Abertis, sostenendo che potrebbero rappresentare una limitazione della libertà di circolazione dei capitali e della libertà di stabilimento. Analogo l’atteggiamento del commissario alla Concorrenza, Neelie Kroes. Lo stop alla fusione con Abertis, infatti, non implica «per forza», ha affermato il portavoce Jonathan Todd, la fine della procedura aperta nei confronti dell’Italia. «Stiamo ancora analizzando - ha proseguito Todd - la situazione e le informazioni ricevute dall’Italia». Todd ha sottolineato che «non vi è scadenza per una decisione della Commissione, ma siamo intenzionati ad agire per averla il prima possibile».
Tags: decreto fiscale, finanziaria, straordinari
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