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Crescita del Pil in contenuto rialzo nel 2006 all’1,5%, dalla precedente stima dell’1,3%, ma con una probabile nuova decelerazione all’1,2% il prossimo anno, per poi risalire verso l’1,7% nel 2010; programmata al 2%; deficit pubblico in calo da circa il 4% attuale al 2,8% del Pil nel 2007, con una manovra correttiva da 35 miliardi di euro - tra riduzione del disavanzo e misure di sviluppo - in linea con i parametri del Patto di stabilità europeo, grazie all’avanzo primario che dovrebbe essere riportato dallo 0,5% al 2,1%, per arrivare al 4,9% entro il 2011; debito sotto il 100% alla fine del periodo, dopo la risalita dal 103,8% (minimo toccato nel 2004) al 107,7% negli ultimi due anni.

Documento completo: dpef_2007_2011.pdf

Sono questi i principali obiettivi di sviluppo e di risanamento del pubblico contenuti nel Documento di programmazione economico- (Dpef) 2007-2011, approvato dal Governo e presentato all’Unione europea, con orizzonte temporale di competenza che si estende a tutto il quinquennio della legislatura.

La preparazione del Dpef si è rivelata quest’anno più difficile e sofferta del previsto. Le prospettive della finanza pubblica continuano a destare forti preoccupazioni: il deficit è in crescita rispetto alle attese e il debito ha ripreso ad aumentare più velocemente del Pil. L’azzeramento dell’avanzo primario di e l’accelerazione della dinamica del debito pubblico, dopo un decennio di progressiva discesa, sono i due elementi che rendono molto simile l’attuale situazione a quella del 1992, quando l’Italia fu alle soglie di una grave , come ha di recente sottolineato il nuovo ministro dell’Economia e delle Finanze, Tommaso Padoa-Schioppa. Ciò richiede robuste correzioni dei conti nei prossimi due-tre anni, tali da ricostituire un surplus primario sufficiente a garantire la sostenibilità del pubblico e la riduzione del debito. Sono necessarie, pertanto, misure correttive strutturali, abbandonando così le politiche di interventi una tantum, che hanno finora portato benefici temporanei. Anche la mancata crescita della nostra economia negli ultimi cinque anni, con relativa perdita di posizioni nei confronti dei partner europei, è soprattutto la conseguenza di ritardi strutturali, che si manifestano nella di competitività delle imprese e di produttività dei fattori (lavoro, tecnologie, infrastrutture).

Migliora la congiuntura, dal ristagno alla ripresa ciclica

Nella prima metà del 2006 l’ si è parzialmente agganciata alla ripresa internazionale, mostrando un ritmo di crescita che si è riavvicinato in misura significativa a quello medio dell’area euro (+2%), pur restando inferiore di circa mezzo punto percentuale in termini di dinamica annua. L’accelerazione dell’attività produttiva, seguita alla frenata di fine 2005, ha risentito della spinta dell’industria manifatturiera, favorita dal buon andamento delle esportazioni, ma anche delle componenti interne della domanda, a cominciare dagli investimenti. I segnali provenienti dalle inchieste congiunturali e dagli indicatori anticipatori, così come dal clima di fiducia e dagli ordini affluiti alle imprese, preannunciano una positiva evoluzione anche nella seconda parte dell’anno, grazie al recupero in atto nella , accompagnato dalla ritrovata vivacità di importanti settori dei servizi.

La fase di ripresa ciclica dell’inizio 2006 rispecchia principalmente la sensibile crescita della domanda mondiale, con i suoi benefici effetti sulle esportazioni italiane. Ma i problemi strutturali della nostra economia continuano a incombere e fanno sentire il loro peso sulle prospettive di tenuta congiunturale nel medio termine, quando si manifesteranno in pieno le conseguenze del caro , del nuovo apprezzamento dell’euro e della politica monetaria più restrittiva della nell’orizzonte del 2007. L’andamento del Pil nel primo semestre 2006 dovrebbe portare a un aumento medio annuo intorno all’1,5%, senza tenere conto del calendario lavorativo meno favorevole, con qualche rischio verso il basso della crescita legato al prezzo del e al livello del cambio. Questo scenario si basa essenzialmente sul contributo della domanda interna, mentre l’apporto delle esportazioni nette, pur tornando positivo, è stimato poco rilevante.

, risanamento e manovre correttive

Dalla dinamica del Pil si passa così a quella dei saldi di , risultato della tendenza spontanea dei , su cui vanno a incidere le misure correttive previste dalla Legge . La differenza tra la stima del deficit (3,8%) indicata nella Relazione trimestrale di cassa di inizio aprile e l’andamento effettivo (4,1-4,6%) ha richiesto un’ulteriore correzione dei conti nell’anno in corso. Senza tempestivi interventi, occorrerebbe infatti concentrare l’intero aggiustamento nel 2007 o, in alternativa, spalmare la manovra sul successivo biennio, così da rientrare sotto il 3% nel 2008 e non più nel prossimo anno. Dopo il 4,1% nel rapporto deficit/Pil stimato dall’Unione europea nella previsioni di primavera, presentate in maggio, la commissione di esperti, insediata dal ministro dell’Economia Padoa-Schioppa e presieduta da Riccardo Faini, ha delineato uno scenario più allarmante sullo stato dei italiani, indicando un disavanzo per il 2006 che potrebbe arrivare al 4,6% del Pil per i rischi su attuazione ed efficacia della Legge .

Lo scostamento rilevante rispetto alla Trimestrale di cassa e all’ultima ha, dunque, richiesto una manovra correttiva bis per un importo di 7 miliardi, che si affianca al Dpef 2007-2011, presentato come programma “di legislatura”, orientato al rigore finanziario e al ritorno allo sviluppo, da sostenere con azioni di rilancio della crescita e in equilibrio. L’impegno concordato in sede europea prevede una correzione strutturale netta entro il 2007 pari ad almeno due punti di Pil (più un altro punto come misure di sviluppo), equivalenti in totale a 35 miliardi, al fine di riportare il deficit sotto il 3% entro il prossimo anno. Dal 2008 in poi si dovrebbe proseguire con un ulteriore taglio dello 0,7% per ciascun anno, in modo da avvicinare il pareggio del nell’arco del quinquennio di competenza. La priorità è di riportare in tempi brevi l’avanzo primario sopra il 3% del Pil, condizione perché il debito torni a scendere in modo stabile e duraturo. Il problema cruciale sta, infatti, a monte del deficit: è il debito pubblico, stimato alla fine del 2006 a quasi il 108% del Pil, secondo aumento annuale consecutivo, con il rischio di salire ancora. Da questa evoluzione dipende l’affidabilità dei titoli di Stato italiani, a cui guardano le agenzie di rating e i mercati finanziari internazionali.

Dal Dpef alla Legge

Il Documento di programmazione economico- (Dpef) per gli anni 2007-2011, presentato dal ministro dell’Economia e approvato dal Governo, contiene le linee guida (programmatiche) della politica economica a medio termine, affiancandosi agli altri documenti ufficiali governativi, a cura del ministero dell’Economia e delle Finanze, dell’Istat e dell’Isae, che illustrano invece, attraverso statistiche e analisi, la situazione economica del Paese. Dopo le descrizioni, il Governo indica, dunque, anche gli impegni politici da tradurre in atti concreti nella Legge per l’anno successivo (il 2007), essendo quest’ultima la parte del Dpef formalmente vincolante per l’azione futura.

Le legge istitutiva del Dpef(la 362) risale al 1988 e ne prevedeva la scadenza di presentazione il 15 maggio di ogni anno, insieme all’orizzonte triennale di competenza. Nel 1999 una successiva legge (la 208) ne ha spostato il termine al 30 giugno, allungandone la durata a quattro anni. La scadenza di legge non è stata, peraltro, quasi mai rispettata, anche a causa delle coincidenze elettorali o delle di governo, con il relativo cambio di guida nella politica economica. Unica rilevante eccezione il 1998, quando il Dpef ha visto la luce a metà aprile; ma era in gioco, allora, l’ingresso nell’euro, con la decisione di ammissione dell’Italia alla moneta unica, prevista all’inizio di maggio.

Il Documento di programmazione è, in particolare, un’anteprima della , che illustra l’evoluzione dei per il prossimo quadriennio, delinea gli interventi correttivi sui principali aggregati di entrata e di spesa nel periodo, individua le grandi riforme da attuare nel corso della legislatura. I temi di breve periodo in altre parole, come l’andamento della congiuntura economica e gli equilibri della finanza pubblica, sono inseriti in una prospettiva di medio e lungo termine.

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