Ci sono stati delle variazioni di assetto che hanno spaventato un po’ tutti, ma pare che gli angoli fra Pirelli-Morgan e Caltagirone-Goldman si siano in qualche maniera smussati. Al centro della contesa i fondi Tecla e Berenice, in gran parte dei contenitori per redditizi immobili affittati a . Come noto intorno a questi due fondi immobiliari chiusi si è scatenata una lotta fra Pirelli-Morgan, che ha progettato e costruito questi due fondi da un lato, e Goldman-Caltagirone, che fiutato l’affare ci si è tuffato dall’altro. Prima c’è stata un’opa sui fondi da parte della stessa Pirelli Re in cordata con Morgan Stanley (590 euro per ogni quota Tecla e 540 per ogni Berenice); poi una contro-opa di Caltagirone e Goldman Sachs (680 euro per Tecla e 725 per Berenice) e infine un’altra offerta di di Pirelli RE che però alza il prezzo solo su Tecla portandolo sopra il prezzo concorrente a quota 690. Il messaggio a questo punto è chiaro: la guerra non conviene a nessuno. Di certo l’impressione che questi fondi quotati a notevole sconto rispetto al Nav possano molto avvantaggiarsi delle facilitazioni introdotte con le Siiq (società di investimento immobiliare quotate) è confermata da molti segnali. Oltre alle parole degli analisti ci sono quelle dello stesso Francesco Gaetano Caltagirone, che da subito ha ammesso che il progetto era proprio questo. Del resto i notevolissimi sconti fiscali delle Siiq introdotte dall’attuale Governo in teoria potrebbero rendere il mercato dei fondi immobiliari italiani simile a quello britannico dei Reit o a quello francese delle Sic, mercati dove è assai abituale vedere nel settore immobiliare dei prezzi a premio rispetto al nav dei fondi. Staremo a vedere il susseguirsi della stagione che ci attende.

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