telecom7.jpgCon l’entrata in Italia dei nuovi soci azionisti di Telco, si intravede l’eventualità di un cambiamento dei vertici del gruppo ma Tarak Ben Ammar, a nome di Mediobanca e del gruppo C di “piazzetta Cuccia”, si schiera a difesa di quello attuale e dichiara, “una squadra che vince non si cambia” e aggiunge: “parlo in qualità di membro del comitato di governance di Mediobanca e come rappresentante del gruppo C degli azionisti esteri di
Piazzetta Cuccia”. Della sua posizione di rappresentanza, presentata da lui stesso, senza specificarne l’incarico, il finanziere Franco Tunisino non aggiunge altro e snocciola i dati dei risultati ottenuti finora dall’attuale vertice di , che nella sua composizione formata dal presidente Pasquale Pistorio, il vice-presidente e amministratore delegato Carlo Buora e dall’amministratore delegato Riccardo Ruggiero, commentando “i risultati sono buoni” e aggiunge che “l’azienda è in grado di avere un margine di ebitda del 47% sul mercato domestico” e quindi a suo dire “non c’è ragione di turbare l’equilibrio del gruppo e del suo management”. Nelle intezioni di Mediobanca, azionista di riferimento di Telco con il 10,6%, si era fatto sapere, attraverso il suo consigliere delegato, Alberto Nagel, che l’obiettivo nel prossimo futuro è “rendere una Public Company realizzando un tipo di governance che porti a un Cda pienamente indipendente e privo di vincoli strategici o finanziari da parte di soci grandi o piccoli”. Nei giorni passati Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, altro socio di riferimento della Telco,in risposta a Nagel, commentava che dal canto loro “l’auspicio di tutti gli azionisti è che la abbia un management forte e un Cda forte e con una governance chiara, che se vogliamo, possiamo chiamarla pure Public Company”. Poi il nulla. Il mercato, al di là delle generiche dichiarazioni dei consiglieri delegati attende invece che si definiscano le azioni sull’operazione Telco in Brasile,dove l’Authority brasiliana Anatel, deve pronunciarsi sul nulla osta. Quindi Tarak Ben Ammar oggi, come portavoce degli azionisti francesi di Mediobanca, sembra evidenziare come gli interessi francesi siano orientati anche sul come dovrà essere impalcato il potere del gruppo di tlc.

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