01 Feb
Posted by flicker as Commissione Europea, Notizie
BRUXELLES - «Un debito pubblico molto al di sopra del 100% e la persistente debolezza dei conti, nonostante i miglioramenti, aumentano l’incertezza sulla crescita dell’economia e generano costi elevati, rendono l’Italia vulnerabile ad aumenti dei tassi di interesse». Questo è ciò che afferma il commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia, nel rapporto sul Programma di stabilità italiano;
DAVOS - Dopodichè Almunia ha parlato da Davos, a margine del World Economic Forum. «Non ci sarà una recessione nell’Ue, la crescita sarà più bassa di quanto si prevedeva, ma non in modo così netto». Previsioni ottimistiche, rassicuranti, di Almunia, che ha poi spiegato che «i rischi per la crescita in Europa sono aumentati ma, negli ultimi anni, le economie europee hanno costruito fondamentali solidi e un buon assetto dei conti pubblici con risultati molto buoni sul mercato del lavoro che hanno fatto scendere la disoccupazione a nuovi minimi degli ultimi 25 anni». Quindi, ha concluso il commissario Ue, «siamo in una situazione migliore per affrontare questa fase di turbolenza dei mercati».
«ITALIA INSTABILE» - «Vedremo cosa succederà in questi giorni. Spero in una prospettiva di stabilità politica in Italia per affrontare la difficile situazione dell’economia», tutto sommato Almunia si è detto “preoccupato” per il governo italiano. .«Ho le preoccupazioni che può avere chiunque quando un Paese ha difficoltà politiche, e in questi giorni l’Italia ha difficoltà a causa dell’instabilità del governo in Parlamento».
CONTI PUBBLICI - Dopo i buon i risultati del 2007, il rallentamento dell’economia peserà sui conti pubblici nel 2008, ha spiegato il commissario europeo. «I risultati sui conti pubblici nel 2007 sono piuttosto buoni - ha detto Almunia - ma per l’Italia le prospettive economiche del 2008 non sono più così buone come erano qualche mese fa, e questo creerà pressioni sulla finanza pubblica». «Il punto - ha proseguito Almunia - è che in Italia il risanamento dei conti pubblici è meno avanzato che in altri Paesi. Questo richiede particolare attenzione sul risanamento, per creare una situazione favorevole per investitori e consumatori».
«CRISI SGRADITE» - «Penso che c’è una difficile situazione del governo al Senato e penso che la situazione politica debba essere chiarita il prima possibile. Ritengo che solo in questo modo si potranno affrontare gli argomenti veri, come i problemi dell’economia, che comunque rappresentano una questione molto politica» così parla della situazione politica italiana. Il commissario Ue ha sottolineato inoltre che con l’attuale congiuntura dei mercati «le crisi politiche sono in questo momento particolarmente sgradite».
Tutto è iniziato dopo l’estate, periodo nel quale la produzione industriale italiana ha messo in evidenza un netto arretramento. La prova di tutto ciò è il fatto che l’indice destagionalizzato è diminuito per tre mesi consecutivi (da settembre a novembre) e il modesto rimbalzo stimato a dicembre non impedisce una brusca flessione dell’attività manifatturiera. In poche parole Nella media del 2007 l’andamento della produzione è, dunque, tornato in crescita zero, a fronte della buona espansione (+2,6%) messa a segno l’anno precedente, con il picco ciclico toccato proprio a fine 2006, quando aveva temporaneamente recuperato il livello di sei anni prima. Nei mesi successivi del 2007 si è registrata una fase di assestamento, che si è via via trasformata in una nuova stagnazione, non lasciando intravedere nel breve termine una possibile inversione di tendenza. ASncora una volta, la frenata dell’industria in Italia è stata più sensibile rispetto agli altri paesi eurocontanti.
Gli effetti di tutto ciò toccano inanzitutto il PIL, che sta segnando il passo tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008, con una crescita congiunturale ormai stimata intorno allo zero. La media dello scorso anno, innanzitutto, si sarebbe attestata all’1,7-1,8%, se corretta o meno per i giorni lavorativi (tre in più rispetto al 2006). Nelle previsioni d’autunno la stima era superiore di due decimali, persi con i negativi risultati del quarto trimestre, chiaramente influenzati dal caro petrolio e dal supereuro, oltre che dalla stretta nel settore del credito. Ma le conseguenze più rilevanti si avranno nel 2008, in cui la crescita del Pil è prevista in forte rallentamento, dall’1,3-1,5% in autunno all’attuale 1% o anche meno (0,6-0,8%), se dovesse farsi sentire in Europa l’incombente recessione dell’economia americana, con un sensibile calo della domanda mondiale. A giocare da fattori determinanti ci sono sia il caro petrolio, sia il super-euro, che riesce a frenare molto al nostra economia d’esportazione! Occorre inoltre tener conto che insieme agli elementi di debolezza sul versante dell’offerta c’è la situazione e le prospettive della domanda sono non meno problematiche. Guardando ai prossimi mesi, infatti, il recente andamento degli indicatori di fiducia di imprese e famiglie mostra un profilo cedente destinato a protrarsi nel corso dell’anno, aumentando così i rischi di una sostanziale stagnazione nella dinamica del Pil. I consumi privati continueranno prevedibilmente a languire, a causa della modesta crescita del reddito reale disponibile, aggravata dal rialzo dell’inflazione che sottrae potere d’acquisto alla famiglie, già ridotto dall’elevata pressione fiscale. E se a tutto ciò aggiungiamo il rincaro del petrolio e dei prodotti energetici in generale, la possibilità di spesa dei consumatori si riduce di molto!
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