Dopo la campagna elettorale tutti si aspettavano un immediata detassazione degli come promesso, e invece non è proprio così. La proposta giunta oggi dal ministro è di una cedola fissa al 10% per chi guadagna meno di 35.000euro lordi annui.

Lontani quindi dai “sogni” prelettorali il governo riprende la proposta di Maurizio Sacconi del precedente governo già presentata nella scorsa legislatura.

si è convenuto sulla gradualità dell’intervento per contenere l’impatto sui . L’ipotesi di una detassazione completa che stava prendendo corpo, quindi, è stata accantonata. Con un tetto ipotizzabile intorno a 35mila euro la platea potenzialmente beneficiaria dell’intervento è di 17,7 milioni di lavoratori dipendenti, stando alle dichiarazioni dei pubblicate dall’. Si tratta della stragrande maggioranza dei 19,6 milioni di lavoratori dipendenti. Peraltro, oltre la soglia dei 35mila euro lo straordinario spesso viene forfettizzato e quindi non potrebbe usufruire dello sconto fiscale. Per circoscrivere la portata della misura potrebbe essere quantificata una soglia massima di da detassare.

Resta, tuttavia, l’incognita dei . Nelle amministrazioni centrali dello Stato lo straordinario costa 960 milioni (compresi carabinieri e forze di polizia) che salgono a circa 3 miliardi se si considera la platea di 2,7 milioni di pubblici dipendenti (esclusa la scuola). Saranno i tecnici della Ragioneria dello Stato a quantificare i costi complessivi dell’intervento che, secondo le previsioni del ministro del Lavoro, dovrebbero essere controbilanciati dall’emersione degli finora versati in nero e dall’aumento del gettito dovuto alla crescita di produttività. Dovranno, inoltre, essere stabiliti criteri anti elusivi per evitare che gli aumenti fissi vengano pagati sotto forma di straordinario “camuffato”. Con un decreto legge, probabilmente già al prossimo consiglio dei ministri di Napoli, la detassazione sarà operativa per un periodo inizialmente limitato (si pensa da giugno alla fine dell’anno, o per un anno intero). Questa prima fase sperimentale servirà a valutare gli effetti dell’operazione.

Prima dell’approvazione del provvedimento il ministro Sacconi sembra intenzionato ad incontrare i . Cgil, Cisl e Uil contestano che il beneficio possa essere concesso anche in assenza di un accordo contrattuale di secondo livello e chiedono che sia subordinato all’esistenza di condizioni di assoluta sicurezza in azienda. Per i , inoltre, rischiano di saltare le intese sugli orari flessibili plurisettimanali raggiunte con le aziende e potrebbe essere compromessa la nuova occupazione. Il più critico è Guglielmo Epifani (Cgil) che giudica l’intervento sugli troppo costoso rispetto ai vantaggi che produce e penalizzante nei confronti di una platea di lavoratori – le donne in primis - che non possono permettersi di restare in azienda per le ore extra.
Ma i devono fare i conti con l’effetto economico dell’operazione. Per un edile inquadrato al secondo livello, che guadagna 1.300 euro lordi mensili, le 250 ore di straordinario massimo annuo, che attualmente equivalgono a 1.681 euro, con la detassazione al 10% diventerebbero 2.072 euro. Per un metalmeccanico con uno stipendio di 1.300 euro, il massimo annuo di 250 ore di straordinario con la tassazione attuale producono 1.594 euro, che diventerebbero 1.965 euro. A queste somme, vanno aggiunti i vantaggi fiscali per il premio di risultato. Questi importi, inoltre, non dovrebbero contribuire a determinare l’imponibile fiscale per il calcolo delle addizionali regionale e comunale.

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