NEW YORK - La scure dell’Fbi si abbatte sulla crisi dei mutui, assumendo le dimensioni di una vera e propria retata su Wall Street, ritenuta da piu’ parti la responsabile della crisi dei mutui subprime. L’operazione ‘malicious mortgage’, lanciata il 1 marzo dalle autorita’ federali e dal dipartimento di giustizia, ha portato all’arresto di 283 persone, di cui 173 gia’ condannate, su un totale di 406 incriminati. Solo nelle ultime ventiquattro ore gli arresti sono stati 60. A finire ammanettati, nell’ambito di un’altra indagine avente per oggetto sempre i mutui subprime, sono stati anche due ex manager di Bear Stearns, accusati di frode, complotto e insider trading. Ralph Cioffi e Matthew Tannin, gestori di hedge fund falliti che facevano capo a Bear Stearns, sono stati prelevati dalle rispettive abitazioni a Manhattan e nel New Jersey e ora si trovano a dover rispondere davanti alle autorita’ del fallimento dei fondi speculativi che hanno acceso la miccia della crisi subprime. I dati diffusi dal Dipartimento di Giustizia e dall’Fbi non lasciano adito a dubbi sulla volonta’ delle autorita’ di volerci vedere chiaro su una crisi che ha messo in ginocchio l’economia e i mercati americani. ”Le frodi relative ai mutui e ai titoli collegati rappresentano una minaccia per la nostra economia, per la stabilita’ del mercato immobiliare e per la tranquillita’ di milioni di americani”, spiega il viceprocuratore generale, Mark Filip, sottolineando che l’operazione dimostra ”l’impegno e la determinazione del Dipartimenti di giustizia nel combattere schemi criminali e aiutare il ripristino della stabilita’ e della fiducia nei mercati immobiliari e del credito. L’operazione ha fatto emergere 144 casi di frode, con perdite per 1 miliardo di dollari, con arresti solo nelle ultime 24 ore di 60 persone a Chicago, Houston, Miami e altre decine di localita’ statunitensi. ”L’operazione mira a distruggere individui e gruppi coinvolti in frodi sui mutui. L’Fbi - spiega Robert S. Mueller, direttore del Fedral Bureau of Investigation - continuera’ a dirigere le indagini e combattere contro le frodi che minacciano la nostra economia”. Nell’ambito di un’altra indagine, sempre incentrata sui mutui subprime, sono finiti in manette Cioffi e Tannin sui quali pesa l’accusa di inganno a scapito degli investitori: dalle indagini sarebbe infatti emerso che i due ex manager erano perfettamente al corrente del cattivo stato di salute dei fondi, anche se pubblicamente affermavano il contrario rassicurando e allo stesso tempo ingannando gli investitori. A inchiodare Ciotti e Tannin sarebbe uno scambio di e-mail: Tannin dal suo indirizzo di posta elettronica privato proponeva a Ciotti di discutere della chiusura degli hedge fund. Proposta che Cioffi accettava invitandolo nella sua casa in New Jersey. Ambedue erano a conoscenza delle difficolta’ dei fondi ma, nonostante questo, quattro giorni dopo, nel corso di una conference call, Cioffi, pur dichiarando che i risultati dei fondi speculativi erano in calo, constatava apertamente che non c’erano problemi di liquidita’ e che il portafoglio titoli era solido. Il fallimento dei fondi e’ costato agli investitori 1,6 miliardi di dollari. ”Il suo fondo e’ stato il primo a fallire e questo lo rende una preda facile, ma non significa che abbia fatto qualcosa di sbagliato”, spiega l’avvocato di Cioffi, Edward Little, sottolineando che ”perdere soldi non e’ un crimine”. ”Il mio cliente e’ innocente ed e’ il capro espiatorio per un’estesa crisi dei mercati”, afferma invece uno dei legali di Tannin, Susan Brune. ”C’e’ molta pressione politica ad andare avanti nelle indagini in questo settore”, constata Dan Richman, ex pubblico ministero e ora professore alla Columbia Law School. Nell’illustrare i risultati preliminari dell’indagine e spiegare le motivazioni alla base dell’arresto di Cioffi e Tannin, le autorita’ sottolineato che ”gli arresti degli ex manager di Bear Stearns danno un segno della enormita’ e della grossolanita’ della loro cattiva condotta. Hanno gravemente violato la fiducia pubblica”, tradendo gli investitori che regolarmente non venivano messi al corrente dell’andamento reale dei propri investimenti. Cioffi e Tannin non sono i primi a scivolare su uno scambio di e-mail: prima di loro si erano cacciati nei guai con la posta elettronica Henry Blodget (Merrill Lynch), Jack Grubman (Citigroup) e Frank QUattrone (Credit Suisse First Boston).
One Response
Paul Weber
June 20th, 2008 at 5:03 am
1Il fatto che *deve* far riflettere è che il “regulator” o dormiva, o il suo sonno è stato in qualche maniera pagato, o non era assolutamente all’altezza del suo ruolo.
Correva la fine del 2005 quando sul mio Bloomberg passarono le prime notizie della “creative mortgage financing”, quella che avrebbe generato i famosi prestiti NINJA (”no income, no jobs, no assets”), oppure permesso a cosidetti “investitori” del mattone di ottenere fino al 120% di capitale a fronte dell’acquisto di nuovi “condos”.
Se ci pensiamo bene questi investitori stavano operando a leva sui tassi in maniera non dissimile da un hedge fund che fa “carry trades” - la festa va bene sintanto che i tassi rimangono sufficientemente compressi, ma se i tassi vanno in tensione sono guai.
Mi diedi da fare e scoprii l’indice HGX (Philadelphia Housing Index) - che disponeva pure di opzioni quotate. Per me il resto è storia:-)
Quello che è altresì impressionante è il numero di banche che ancora l’anno scorso, più precisamente a luglio, non erano assolutamente in grado di intuire quale potesse essere il potenziale di devastazione che sarebbe stato arrecato dalla crisi, allora ai suoi albori. Qualsiasi definizione della medesima, nei termini che oggi conosciamo, veniva accolta con scetticismo, sarcasmo, incredulità (parlo per sconcertante esperienza personale).
Euro oltre 1.50? Oro oltre $1000? Paralisi del mercato interbancario?
“Lei è leggermente tanto catastrofista nella sua visione macro….”
Il 2008 - anno bisesto, anno funesto, nonchè anno elettorale negli USA - si prepara quindi a vedere la luce di un “pogrom” contro il sistema finanziario USA ( ma l’onda lunga arriverà anche sul Vecchio Continente), tanto inutile e populista quanto tardivo.
Sarebbe bastato un po’ di buonsenso a priori.
Se non fosse che il detto inglese recita (giustamente): “Common sense is never common”….
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