Incremento dei self service, abbattimento dei costi commerciali, riduzione strutturale dei prezzi alla pompa. Aprire agli ipermercati per ridurre i prezzi. Questa la ricetta del Garante della concorrenza e del mercato Antonio Catricalà per ristrutturare la rete e far scendere i prezzi di benzina e gasolio, sottolineata nell’ambito dell’audizione in commissione Industria al Senato sulla dinamica dei prezzi della filiera dei prodotti petroliferi. È preoccupato l’Antitrust per il permanere di un differenziale strutturale tra i prezzi medi dei carburanti in Italia e in Europa, un fattore che impedisce una discesa strutturale dei prezzi praticati nel Belpaese ai livelli di quelli dei Paesi europei più aperti alla concorrenza. Per Catricalà resta un divario costante di 3-5 centesimi tra i prezzi praticati in Italia rispetto agli altri Paesi europei.
Troppi ritardi sul fronte della concorrenza. Forti i ritardi sul fronte della concorrenza del mercato italiano della distribuzione di carburanti e del conseguente deficit strutturale della rete di distribuzione del Paese. Negli anni ci sono stati «ingiustificati vincoli regolamentari all’accesso al mercato della distribuzione di carburanti in rete». Gli stimoli, ha spiegato Catricalà, «per le politiche di riduzione dei margini lordi lucrati sulla vendita della benzina e del gasolio sarebbero sicuramente rafforzati in presenza di una concreta minaccia concorrenziale rappresentata dall’ingresso sul mercato di competitors nuovi e aggressivi non verticalmente integrati». Per esempio gli operatori della Grande distribuzione organizzata interessati a utilizzare i carburanti come beni “civetta” per attirare i consumatori nei centri commerciali.
In Italia troppi impianti e pochi self-service. Dati alla mano Catricalà ha sottolineato come nei Paesi dove sono praticati prezzi alla pompa inferiori ci sono reti di distribuzione con un numero più limitato di punti vendita, che registrano tassi di erogazione di carburanti superiori al doppio di quelli italiani, Stati con una percentuale di self service prossima al 100%, con una consolidata presenza della Grande distribuzione organizzata come operatore di vendita, con ingenti ricavi dalla vendita di beni “non oil” (cibo, bevande, giornali) in tutti gli impianti di distribuzione. Dall’ultima relazione dell’Unione petrolifera risulta, infatti, che a inizio 2007 in Italia c’erano 22.450 stazioni di servizio (erogato medio 1,6 milioni litri/anno), contro i 13.170 impianti della Francia (3,2 milioni litri/anno di erogato) e 15.036 impianti in Germania (3 milioni litri/anno). In questi due Paesi circa il 100% degli impianti è dotato di self service, contro appena il 29% dell’Italia.
Nuove barriere dalle Regioni. Più volte segnalati a Parlamento e Governo gli ostacoli di tipo regolamentare contenuti nelle normative, che impedivano un processo di ristrutturazione delle reti di distribuzione nella direzione dell’efficienza. Anche la Commissione europea aveva rilevato anomalie alla libertà di stabilimento di impresa rappresentate dalle norme nazionali relative alla distribuzione di carburanti, intimando all’Italia di rimuovere i vincoli entro lo scorso giugno. Con la manovra d’estate (Dl 112/2008) l’apertura di nuove stazioni di servizio non può più essere subordinata alla chiusura di impianti esistenti, a vincoli di contingentamento numerico, a obblighi di distanze minime o di offerta di servizi integrativi nella stessa stazione di servizio. Liberalizzati anche orari e turni. Il Garante si è detto preoccupato, però, sul fronte dell’adeguamento delle normative regionali alle nuove disposizioni nazionali, dall’atteggiamento di alcune Regioni (nel mirino Piemonte e Lombardia) che hanno adottato provvedimenti che mirano a ricostituire barriere all’ingresso nel mercato. In particolare viene chiesto che ogni nuovo impianto eroghi oltre a benzina e gasolio, anche metano o Gpl. Obiettivo meritevole, sottolinea Catricalà, che «può essere raggiunto con modalità meno restrittive della concorrenza», come ad esempio, opportune incentivazioni.
Proroga «elastica» oltre il 2010 dei tetti antitrust imposti ad Eni per l’importazione del gas in Italia. Dopo l’Autorità per l’energia e gli operatori minori del settore, anche l’Antitrust propone la proroga oltre il 2010 dei tetti all’importazione di gas che gravano sull’Eni. «Naturalmente - ha detto il presidente del Garante della concorrenza, Antonio Catricalà - la misura dovrà essere elastica e da riparametrare al progressivo funzionamento dei rigassificatori che dovrebbero importare prodotto indipendente da Eni».
Cambiare fornitore di energia deve diventare facile. Sul fronte delle ricadute sui costi dell’energia e del gas su famiglie e imprese Catricalà ha auspicato che si diffondano le offerte concorrenziali rispetto alla tariffa regolata, con messaggi chiari e non ingannevoli. Cambiare fornitore di energia deve diventare «un’operazione facile sia per il consumatore finale, in termini di minori costo di ricerca e di confrontabilità delle varie opportunità, sia per i venditori, in termini di accessibilità alle informazioni necessarie e minore burocrazia connessa all’acquisizione di un nuovo cliente».
Tags: Prezzi Benzina
One Response
Carlo Benedetti
November 11th, 2008 at 12:05 pm
1Salve,
in questo periodi di crisi finanziaria volevo solo consigliarvi un’alternativa , io ho investito tramite lo Studio Gianfelici & Partner http://www.studiogianfelici.com in terreni edificabili in Romania, precisamente a Timisoara, e mi sono trovato molto bene e stò avendo un bel guadagno;
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